Tecnica in acquario

Protazol, eSHa EXIT. Puntini bianchi ma non solo

Spesso e volentieri si leggono su gruppi whatsapp e social le richieste di emergenza per la presenza di puntini bianchi sul corpo dei pesci; tutti i commenti suggeriscono l’innalzamento graduale della temperatura fino a 30°C e l’utilizzo di curativi come Protazol (Sera) ed eSHa EXIT.

Ciclide africano colpito da Ictio

Le valutazioni in merito ai consigli dettati dal web sono spesso dibattuti tra gli appassionati con un’enfasi di convinzione verso l’uno o l’altro prodotto; commenti che sui social possono sembrare di simpatia verso “il marchio” ma che meritano, invece, una discussione approfondita. Le esperienze positive verso l’utilizzo dell’uno o dell’altro curativo hanno delle motivazioni ben precise. Valutare bene la scelta del prodotto giusto può migliorare la terapia da effettuare ai nostri pesci e dare una maggiore consapevolezza del prodotto da tenere nel cassetto per la prossima inevitabile infezione.

La malattia dei puntini bianchi è una condizione patologica nei pesci ad opera di un protozoo: l’Ichthyophthirius multifiliis, nome spesso semplificato in “Ictio”.

Ichthyophthirius multifiliis

Questo parassita, come altri, si riattiva dallo stato “letargico” con i cambi di stagione o quando l’eccessiva differenza di temperatura dell’acqua dei cambi stimola la loro ripresa vitale. Protozoi, che parassitano i pesci, provocando lesioni sul corpo e sulle pinne con conseguenti infezioni batteriche o morte del pesce stesso.

La probabilità che la parassitosi si manifesti nelle nostre vasche è abbastanza alta, soprattutto per chi possiede molti acquari o quando l’equilibrio chimico-fisico o biologico cambia; l’Ictio infatti è quasi sempre presente in forma latente nei nostri acquari o può facilmente verificarsi un’infezione con l’introduzione di nuovi pesci non apparentemente infetti che veicolano i parassiti latenti da altre vasche.

Gli acquariofili di lunga data, con l’esperienza ed il passare delle stagioni, imparano facilmente ad anticipare l’aggravarsi dell’infezione soprattutto quando c’è la consapevolezza di conservare in un cassetto il giusto antiparassitario.

Le conoscenze di base di questo parassita sono molto importanti per comprendere bene il complesso ciclo vitale che si sviluppa in vari stadi biologici: IlTomonte, nome dello stadio in cui l’Ictio si riproduce nell’ambiente, terminata la fase di nutrizione, si stacca dal pesce cadendo sul fondo o sugli arredi della vasca. L’essere produce un guscio protettivo gelatinoso ed al suo interno, si divide in migliaia di cellule figlie (Tomiti) che si trasformeranno in Teronti, uno stadio biologico libero (vulnerabile alla terapia chimica) che il parassita utilizza per diffondersi nell’ambiente e cercare un nuovo pesce ospite da parassitare.

Ancorandosi all’organismo ospite, il parassita, si fissa sotto le pinne o le squame, nutrendosi dei tessuti passando allo stadio di Trofonte per poi manifestarsi con evidenti arrossamenti e puntini bianchi sulle pinne e sul corpo dei pesci.

L’acquariofilo a questo punto và in panico, chiede suggerimenti e segue i consigli compiendo azioni che sembrano delle prassi ben collaudate ma che speso non lo sono!

Se ad essere infettata è, ad esempio, una vasca generica di comunità popolata dal cosiddetto fritto misto (Guppy, Scalari e qualche altro pesciolino) possiamo comprendere meglio cosa può succedere in acquario e quali potrebbero essere le azioni e le scelte per una terapia efficace ad evitare di incorrere a rischi inaspettati.

– Il consiglio primario postato sui social è aumentare solo la temperatura: un giusto provvedimento iniziale mirato ad accelerare gli stadi vitali dell’ictio che risulta essere molto sensibile alle alte temperature provocandone un’alta probabilità di morte allo stadio di Teronte. Con le temperature alte, Il ciclo vitale accelera e un’alta percentuale di l’Ictio in questo stadio vitale può soffrirne e morire.

In casi di elevata infezione, l’aumento della temperatura può divenire un fattore negativo se tempestivamente non si procede alla terapia chimica! In pratica, portare la temperatura della vasca da 25 a 30°C gradualmente (2°C al giorno per evitare ulteriore stress nei pesci) implica 3 giorni di graduale accelerazione dello sviluppo dell’Ictio e maggiori probabilità di attacco dei pesci se il trattamento termico non è accompagnato dal trattamento chimico! Il mantenimento, per alcuni giorni, di queste temperature limite per alcune specie, in una vasca di comunità, comporta uno stress non indifferente alle piante e a quei pesci, già stressati, che poco tollerano temperature elevate! Ci ritroveremmo dunque come nella vasca esempio, un acquario con alcuni pesci pieni di puntini bianchi e moderatamente vitali per la tolleranza alle alte temperature (es.Pterophyllum scalare) ed altri visibilmente malati che andranno a morte certa anche per lo stress termico.

Il trattamento termico moderato a seconda della comunità ittica presente in acquario è comunque utile se accompagnata dal trattamento chimico che beneficia dell’aumento delle temperature per velocizzare la fase vulnerabile del parassita (Teronte) e agire meglio su di esso.

Portare la temperatura a 30°C e oltre, per qualche giorno non è sbagliato, può essere utile nel caso si abbia provveduto a spostare i pesci in vasca di quarantena e si vuole intervenire sulla “disinfezione dell’acquario” dal parassita. L’Ictio, soffrendo una situazione termica limitante per la sua vita completerà i suoi cicli vitali morendo letteralmente di fame. In questo caso e in mancanza di curativi, l’utilizzo di una lampada UV può essere una soluzione poco discussa ma utile allo scopo.

Trattamentto chimico

Prima di trattare l’argomento Farmaci adatti vorrei aprire una parentesi sui trattamenti di supporto che possono talvolta aiutare a recuperare la situazione quando abbiamo bisogno di tempo per trovare il prodotto dal negoziante o che arrivi dai negozi on-line. Trattamenti che sconsiglio apprescindere e che dovrebbero essere eseguiti in vasca di quarantena dedicata e da personale che ha competenza per farlo:

  • Bagni di sale di 10-20 Min con 1-3 g/L di sale da cucina (non iodato). Per i poecilidi o pesci rossi si può anche raddoppiare la dose;
  • Vasca di quarantena con aeratore a manetta con verde malachite (1ml ogni 100 Litri di acqua) ma attenzione alla tolleranza del prodotto sui pesci e agli accessori in plastica che si macchieranno indelebilmente.
  • Bagno con 25-50 mg/L di Formalina pura e non con prodotti che la contengono! Solo per esperti o allevatori professionisti del settore. La Formalina è oltretutto tossica e non reperibile quindi è un trattamento a solo titolo informativo;
  • Se si possiedono altri prodotti medicali tra i quali SERA Costapur, TETRA Medica General tonic o API super Ich cure si possono anticipare i trattamenti di profilassi senza mischiare prodotti e sempre in vasca di quarantena! Ciò aiuterà a mantenere un migliore ambiente asettico per evitare infezioni.

– Consiglio terapeutico: Protazol (Sera) oeSHa EXIT, sono la soluzione ottimale per questa patologia, può preservare la salute dei pesci anche da altri parassiti protozoi dei pesci d’acqua dolce. Le due tipologie di trattamento hanno differenze importanti in composizione, spettro d’azione e dosaggio ma agiscono entrambi molto bene sull’Ictio e non solo:

Protazol (Sera med Professional Protazol) è composto da: 1mg/mL di Bis(4-dimetilaminofenil)fenilmetilio idrossido: un derivato del verde malachite in forma carbinolo/idrossido più tollerato rispetto al primo che invece tende ad accumularsi nei tessuti dei pesci in caso di sovradosaggio ed è praticamente incolore rispetto al classico verde malachite che macchia i materiali in plastica (tubi di aeratore, del filtro ecc.).

eSHa EXIT: ha una composizione proprietaria (non viene dichiarato pubblicamente il principio attivo esatto) ma molti lo associano a Etacridina lattato o composti simili. È esplicitamente formulato per essere biodegradabile e non lascia residui in acqua ed è comunque un prodotto che non compromette il filtro biologico.

Entrambi i trattamenti sono sicuri verso piante, lumache, gamberetti/caridine e batteri del filtro biologico: possono essere utilizzati in acquario ma Protazol non è da utilizzarsi su pesci cartilaginei (razze, squali, chimere) e in acquario marino. E’ molto ben tollerato da tutti gli altri pesci ornamentali, per entrambi, solo in caso di trattamenti prolungati, è bene prevedere l’utilizzo di carboni attivi per evitare l’accumulo del farmaco nei pesci. eSHa EXIT è sicuro anche per pesci senza squame e pesci molto giovani e non ha nessuna controindicazione specifica per le razze.

Dosaggio e protocollo di trattamento:

  • Protazol: ha un protocollo di cura semplicissimo
    1 ml ogni 20 litri di acqua.
    Si agita bene la soluzione molto densa, si versa e si mescola. Il trattamento dura di solito 24 ore con un filtraggio dell’acqua su carboni attivi di quattro ore o un cambio d’acqua in più cicli dell’80%. Di solito si procede ripetendo la cura dopo 3-5 giorni con metà dose aumentando leggermente la temperatura e migliorando l’aerazione dell’acqua. E’ ottimo per pesci che non tollerano le alte temperature ed è di sicura e rapida efficacia verso questo protozoo.
  • eSHa EXIT: Ha un protocollo fisso di 3 giorni: Giorno 1: dose piena (es. 20 gocce / 1 ml ogni 100 L): Giorno 2 e 3: mezza dose con l’opzione di ripetere le dosi il 4°-5° giorno se l’infezione è molto resistente. Terapia semplice più graduale ma, a mio avviso, lenta quando si agisce in ritardo per mancanza di reperibilità del prodotto ecc.

Per entrambe le cure è consigliato AUMENTARE LEGGERMENTE la temperatura, alimentare poco o dare pochissimo cibo durante il trattamento, pulire il filtro se molto sporco, non utilizzare lampade UV, non combinare diverse terapie insieme (tranne per eSHa Exit con eSHa 2000), aerare bene la vasca e fare un cambio acqua con carbone attivo dopo 5-7 giorni. Ma c’è altro da sapere:

Protazol è più mirato sui protozoi della pelle e soprattutto ottimo anche per Costia e Chilodonella.
eSHa EXIT agisce benissimo sull’Ictio e copre anche la malattia del velluto (Oodinium).

ParassitaProtazol (Sera)eSHa EXIT
Ictio / puntini bianchi (Icthyophthirius multifiliis)Si (principale)Si (principale)
Costia (Ichthyobodo necator)Si (vantaggio importante)No (non specifico)
Chilodonella piscicolaSiNo
Oodinium pillularisNoSi (vantaggio importante)
Funghi (Saprolegnia)ParzialmenteSI con eSHa 2000

Questo significa che in maniera conscia o inconscia il suggerimento web, sulla scelta di uno o dell’altro prodotto, deriva dall’esperienza più che positiva del prodotto che, per quei pesci, ha avuto un’ottima efficacia e soprattutto per quelle malattie parassitarie che potrebbero approfittare dello stato debole dei pesci immunocompromessi o solitamente più soggetti ad altre patologie come ad esempio Oodinium per Betta e Killifish e/o Costia per ciclidi sudamericani e pesci rossi. Queste malattie per chi ha avuto la fortuna di non vederle svilupparsi nei propri acquari si presentano in una forma che potrebbe persino confondersi con l’infestazione parassitaria da Ictio, portando a morte certa l’intera vasca.

Costia (Ichthyobodo necator) si presenta con patina grigiastra/mucosa uniforme, branchie pallide con puntini non distinti e pesci che si sfregano molto. Una sintomatologia molto simile ai primi stadi di infezione da Ictio come anche l’Oodinium pillularis: che si presenta con puntini molto fini ma dorato/giallastri e più vellutati, escrescenze più sporgenti o batteriche.

Costi:

  • PROTAZOL SERA Ha un costo di circa 12-20 euro per 25ml di prodotto che possono trattare circa 500 litri d’acqua. In una vasca da 100 litri si può trattare l’infezione circa 4 volte
  • eSHa exit è spesso venduto insieme a eSHa 2000 che serve a preservare batteriosi e micosi ad un costo di circa 25 euro per 20 ml di prodotto; in ogni trattamento si consumano circa 2 ml per 100 litri di acqua (10 trattamenti!)

A seconda della specie allevata e alle malattie a cui possono essere maggiormente soggetti i pesci sarebbe utile tenere nel cassetto l’uno o l’altro prodotto prendendo in considerazione che i trattamenti, possono essere anche utili per prevenire quelle patologie che potrebbero “approfittare” dello stato debole dei pesci.

Un altro prodotto utile, a mio avviso “non simpatico”, ma utile in situazioni di emergenza è il Faunamor con un costo che si aggira sui 20€ circa per 20ml utili per 600litri di trattamento.

composto da:

2.5 mg Tetrametif-Tionina-Cloruro
1.0 mg Tetrametil- 4,4 – diammino-trifenolo-carbinolo (molecola simile al verde malachite)
0.5 mg Esametil-pararosanilina cloruro
0.3 mg Acriflavina cloruro e eccipienti vari…

Dosaggio e protocollo di trattamento:

1° giorno: Distribuire 20 gocce (= circa 1 ml) di faunamor per 100 litri di acqua dell’acquario. La dose può essere raddoppiata nel caso in cui vi sia una pesante infestazione del parassita, facendo attenzione che in acquario non vi siano animali sensibili al trattamento (es. Corydoras!!!!). E ovviamente senza somministrare mangimi ai pesci. Ma con la necessità di Scollegare il filtro dall’acquario e tenerlo in funzione in un altro contenitore in modo tale da mantenere vivi i microrganismi. (Si fa prima a rifare la vasca!) e sostituire il filtro con un aeratore.
2° giorno: Distribuire 20 gocce (= circa 1 ml) di faunamor per 100 L di acqua.
3° giorno:  Alimentare normalmente i pesci e riattivare il filtro.. Lascio a voi le deduzioni del caso!
7° giorno: Distribuire 20 gocce (“circa” 1 ml) di Faunamor per 100 Litri di acqua dell’acqua dell’acquario ben aerato e con una dose che può essere raddoppiata nel caso in cui vi sia una pesante infestazione del parassita, facendo sempre attenzione che in acquario non vi siano animali sensibili al trattamento (es. Corydoras). senza somministrare mangime ai pesci scollegando il filtro dall’acquario tenendolo in funzione in un altro contenitore in modo tale da mantenere vivi i microrganismi.
8° giorno: Non somministrare il faunamor. Alimentare i “poveri” pesci cambiando approssimativamente il 30% dell’acqua dell’acquario. riattivando il filtro.

FAUNAMOR è un medicinale registrato presso il Ministero della Salute italiano ha una più lenta azione ma di indubbia efficacia, comunque utile nel caso di pesci delicati ma richiede una serie di accorgimenti complessi per non compromettere il filtro biologico.

In conclusione, affrontare l’Ictio non è solo una questione di “puntini bianchi”, ma di tempismo e consapevolezza biologica. Spesso ci si affida a rimedi universali letti online, ma come abbiamo visto, ogni acquario è un ecosistema a sé con sensibilità specifiche. Imparare a conoscere quelle dei nostri pesci è fondamentale per scegliere il prodotto giusto. Basare la cura sulla sola temperatura può dare al parassita il tempo necessario per sopraffare il sistema immunitario dei pesci.
La migliore arma, resta sempre la prevenzione: la quarantena rigorosa per i nuovi arrivi e le attenzioni per evitare sbalzi termici durante i cambi d’acqua vi eviteranno di dover aprire quel famoso “cassetto dei medicinali”.

Ricordo, inoltre, che il trattamento non finisce con la scomparsa dei puntini. Il filtraggio con carbone attivo, i cambi d’acqua parziali e il monitoraggio dei valori (soprattutto i nitriti) sono passaggi obbligati per riportare di nuovo l’equilibrio in vasca.

Un acquariofilo informato non è colui che non ha mai malattie in vasca, ma colui che sa riconoscerle e fermarle prima che diventino una tragedia.

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