Tecnica in acquario

Botanicals in acquario: foglie, baccelli e altri materiali naturali

Quando si parla di botanicals, la prima cosa che viene in mente è, quasi sempre, quel qualcosa che serve ad abbassare il pH e rende l’acqua ambrata. Il termine è spesso utilizzato dagli aquascaper e dai cultori del “blackwater” per tutta quella serie di materiali che permettono di naturalizzare l’acquario utilizzando elementi vegetali quali baccelli, frutti secchi, capsule, semi, cortecce, fibre e foglie: elementi vegetali decorativi diversi da rocce e radici di comune uso acquariofilo accomunati dal loro scopo: abbassare il pH e rilasciare tannini, acidi umici e altre sostanze organiche.

Ridurre i botanicals al semplice effetto che provocano sul pH e sulla colorazione dell’acqua significa, secondo me, perdere una parte molto più interessante del loro utilizzo perchè integrare questi “accessori” vegetali nell’ambiente acquatico offre non solo un aspetto più naturale all’acquario ma anche un rifugio, zone d’ombra, barriere visive che possono diventare superfici sulle quali si sviluppa il biofilm esplorato e consumato da gamberetti, lumache e altri invertebrati.

Quest’ultimo aspetto ho avuto modo di osservarlo con le mie Tateurndina ocellicauda è stato grazie all’utilizzo di alcuni baccelli di Cariniana estrellensis detti“Savu Pod“: si tratta di una capsula legnosa la cui particolare forma conica offre un rifugio naturale o una cavità nella quale custodire e ventilare le uova.

Baccelli di Cariniana estrellensis detti“Savu Pod“

Quando si parla di botanicals, infatti, si tende spesso a pensare solo alle foglie di Terminalia catappa o alle pigne di Ontano (Alnus spp.) e ai gusci di noce di cocco perché sono i materiali più conosciuti e facilmente reperibili. In realtà il mondo dei materiali vegetali utilizzabili in acquario è molto più ampio, reperibile nel mercato acquariofilo ed anche in quello della terrariofilia e provengono da specie conosciute e sicure che possono contribuire a rendere naturale un ambiente arricchendo quello costituito soltanto da fondo, piante rocce e legni.

Maschio di Tateurdina ocellicauda che protegge e ventila le uova all’interno di un baccello

I botanicals possono essere utili per molti piccoli ciclidi, come gli Apistogramma che utilizzano cavità e ripari durante la riproduzione e un ambiente ricco di elementi vegetali che permettono di creare numerosi micro territori. Caracidi e callictidi come molte pesci sono spesso ripresi in ambienti naturali costituiti da tappeti di foglie sommerse. Un guscio di noce di cocco, un seme o un altro elemento vegetale può contribuire a creare quella struttura fatta di piccoli spazi e zone protette nella quale la coppia può stabilire il proprio territorio. Foglie e materiale organico contribuiscono a creare zone riparate naturali, le stesse, poste sulla superficie dell’acquario possono diventare un elemento utile anche in alcune situazioni particolari come ad esempio durante la costruzione dei nidi di bolle negli anabantidi al posto dei supporti “chimici” come le plastiche galleggianti.

Per alcuni pesci il rapporto con la vegetazione è ancora più diretto. Esistono infatti specie che utilizzano proprio le parti vegetali come superficie sulla quale deporre le uova. Alcuni Corydoras, per esempio, possono attaccare le uova direttamente sulle foglie o sugli steli delle piante. In questo caso la superficie vegetale non è semplicemente un elemento che modifica l’ambiente, ma diventa il vero supporto sul quale disperdere le uova; situazione che potrebbe essere positiva soprattutto quando si intende raccogliere le loro uova dagli arredi piuttosto che grattarle via dai vetri. Channa come C. ornatipinnis o le C. gachua che vivono di agguato, per sentirsi al sicuro hanno bisogno di restare nascoste: foglie e botanicals vari possono naturalizzare molto di più l’ambiente e rendere l’ambiente più armonioso e rendendo le stesse meno statiche in acquario.

I killifish rappresentano un altro esempio interessante del rapporto tra materiali vegetali e riproduzione. Nelle specie non annuali, le uova possono essere deposte tra la vegetazione fine o su altri supporti, mentre molti killifish annuali depongono nel substrato, dove le uova possono affrontare periodi di sviluppo rallentato legati al ciclo stagionale dell’habitat. In acquario possiamo riprodurre alcune di queste condizioni utilizzando supporti differenti: dai mop artificiali alla fibra di cocco, fino alla torba per le specie e le tecniche di riproduzione che lo richiedono.

La riproduzione di Laimosemion xiphidius in molte occasioni è stata molto positiva con l’utilizzo di questi “accessori” vegetali. Laimosemion xiphidius è una specie associata ad ambienti caratterizzati da acque scure e nella mia esperienza di allevamento, l’utilizzo della fibra di cocco si è rivelato particolarmente utile per offrire un supporto di deposizione e raccogliere le uova. È un esempio concreto di come un materiale vegetale possa diventare parte integrante della gestione riproduttiva, oltre che dell’allestimento.

La vasca che ho allestito con un substrato di torba e fibra di cocco ha inoltre conservato le uova per molti mesi ed attualmente ospita i loro figli. Un’opportunità in più per allevare specie esigenti che difficilmente avrebbero avuto la possibilità di sopravvivere senza l’ausilio di altri supporti vegetali.

Laimosemion xiphidius. Il fondo di torba è accompagnato da fibra di cocco e muschi.

Anablepsoides hartii che possono deporre tranquillamente su mop artificiale, durante un periodo difficoltoso di raccolta, per lo sviluppo di funghi sulle uova, mi ha aiutato l’utilizzo della fibra di cocco come substrato per proteggere meglio le uova.

Fibra di cocco sulla superficie emersa per la deposizione di Anablepsoides hartii.

L’utilizzo delle foglie di quercia permettono di apprezzare di più anche un piccolo ambiente quale quello delle Kryptolebias marmoratus

Kryptolebias marmoratus

Nel mio allevamento ho osservato che le foglie di quercia possono essere utili anche con alcuni rivulidi, come Cynodonichthys xi, perché contribuiscono a creare ripari e a interrompere il contatto visivo tra maschi e femmine. Queste barriere possono aiutano a ridurre lo stress e le occasioni di inseguimento, soprattutto quando i pesci condividono spazi relativamente ristretti.

Cynodonichthys xi nascondigli ricreati con rametti di quercia

Anche per gli avannotti e i subadulti di Pelvicachromis sp. utilizzo rametti interi di quercia con le foglie. Creano barriere visive e riducono le competizioni tra loro. I rametti stessi continueranno a svolgere la loro funzione strutturale anche quando le foglie circostanti vanno a degradarsi o sono divorate dalle lumache che coabitano l’ambiente.

Giovani Pelvicachromis taeniatus possono crescere insieme senza azzuffarsi per molto tempo in un ambiente più naturale e con barriere visive naturali.
I gusci di cocco possono essere delle risorse naturali preferibili ai tubi in terracotta.

C’è poi un’altra caratteristica dei botanicals che spesso passa in secondo piano: non rimangono uguali nel tempo. Le foglie di catappa spesso sono mangiate da caridina e neocaridina e residui sono spesso divorati dalle lumache ed in generale il biofilm che si crea sulla superficie può essere una utile integrazione alimentare per loricaridi o altre specie che “spiluccano” qua e là nella vasca. In natura, del resto, non esiste una separazione così netta tra quello che noi consideriamo arredamento, rifugio, substrato e fonte di cibo. Un elemento vegetale caduto nell’acqua può diventare contemporaneamente un riparo e una superficie colonizzata dal biofilm. Una foglia può offrire “ombra” quando è ancora integra e successivamente diventare parte della lettiera sul fondo come in natura dopo essere caduta nell’acqua che può galleggiare per un certo periodo e poi affondare, diventando parte dell’ambiente.

L’utilizzo dei botanicals in acquario richiede però molta attenzione, soprattutto per i neofiti e perché non tutti i materiali vegetali si comportano allo stesso modo una volta immersi in acqua. Foglie, coni, baccelli e altri elementi oltre ad influenzare la colorazione dell’acqua e, in determinate condizioni, i suoi parametri chimici ma possono anche modificare le caratteristiche dell’acqua rispetto alle esigenze degli animali allevati. Anche la degradazione nel tempo richiede un minimo di osservazione e manutenzione. È quindi importante scegliere e non eccedere con l’utilizzo di questi materiali se non si conoscono bene a maggior ragione se la provenienza non è sicura. L’introduzione gradualmente è sempre consigliata senza dare per scontato che tutto ciò che è naturale sia automaticamente adatto a qualsiasi acquario.

Personalmente trovo interessante la possibilità di procurarmi alcuni elementi vegetali dalla natura senza limitare la scelta ai prodotti confezionati. In questo caso bisogna conoscere molto bene la pianta o la provenienza per avere la certezza che non sia stato esposto a pesticidi, diserbanti o altre sostanze potenzialmente pericolose. La raccolta diretta può quindi essere interessante, ma deve essere fatta con criterio: il parco vicino casa senza insetti non è probabilmente il luogo ideale dove rifornirsi di foglie e rametti, una foglia raccolta sotto un albero in una zona agricola trattata non può essere considerata sicura. Allo stesso modo è importante non introdurre mai nell’acquario un frutto, una corteccia o un baccello soltanto perché “sembra naturale”, senza prima avere la certezza della specie e delle sue caratteristiche.

Ecco un elenco dal web di botanicals che possono essere utilizzati in acquario o terrario

Foglie
  • Mandorlo indiano o catappa (Terminalia catappa) — Provenienza: Asia tropicale e Oceania, oggi diffuso in molte regioni tropicali.
  • Quercia (Quercus spp.) — Provenienza: Europa, Asia, Nord America e altre regioni dell’emisfero settentrionale, secondo la specie.
  • Faggio (Fagus sylvatica) — Provenienza: Europa.
  • Guava (Psidium guajava) — Provenienza: America tropicale, oggi coltivata in numerose regioni tropicali e subtropicali.
  • Gelso (Morus spp.) — Provenienza: varia secondo la specie; diverse specie sono originarie dell’Asia.
  • Magnolia (Magnolia spp.) — Provenienza: Asia orientale e America settentrionale, a seconda della specie.
  • Jackfruit (Artocarpus heterophyllus) — Provenienza: Asia meridionale e sud-orientale.
  • Banano (Musa spp.) — Provenienza: regioni tropicali dell’Asia e dell’area indo-pacifica, con distribuzione e coltivazione oggi molto ampie.
  • Longan (Dimocarpus longan) — Provenienza: Sud-est asiatico e della Cina meridionale. Sono utilizzate in acquariofilia ma soprattutto in terraristica per allestire zone di sottobosco e aree sommerse.

Coni, frutti, baccelli e capsule
  • Pigne di ontano (Alnus spp.) — Provenienza: Europa, Asia e Nord America, secondo la specie. Biotopi: particolarmente adatte a rappresentare il materiale vegetale che raggiunge piccoli corsi d’acqua e stagni di ambienti temperati.
  • Baccelli di Cariniana estrellensis — Provenienza: Sud America, in particolare il Brasile. Biotopi: possono essere utilizzati in allestimenti sudamericani come elemento strutturale, soprattutto per creare cavità e rifugi. Nel mio caso li ho utilizzati con le Tateurndina ocellicauda per offrire un possibile rifugio riproduttivo, senza considerarli un elemento tipico del biotopo naturale di questa specie.
  • Capsule di magnolia (Magnolia spp.) — Provenienza: Asia orientale o America settentrionale, a seconda della specie. Biotopi: possono essere impiegate come elemento strutturale in allestimenti ispirati ad ambienti forestali, ma non sono necessariamente caratteristiche della lettiera sommersa di un particolare corso d’acqua.
  • Baccelli di Sterculia (Sterculia spp.) — Provenienza: soprattutto regioni tropicali dell’Asia e dell’Africa, con distribuzione variabile secondo la specie.
  • Baccelli di sapucaia (Lecythis pisonis) — Provenienza: Brasile e altre aree del Sud America orientale.
  • Gusci di cocco (Cocos nucifera) — Provenienza: regioni tropicali dell’Indo-Pacifico, con coltivazione oggi diffusa in tutto il mondo tropicale. Sono utilissimi come substrato sia capovolti sia rivolti verso l’alto
  • Cappelli delle ghiande (Quercus spp.) — Provenienza: varia secondo la specie di quercia.

Cortecce, rametti e fibre vegetali
  • Rametti di quercia (Quercus spp.) — Provenienza: varia secondo la specie, con numerose querce presenti in Europa, Asia e Nord America. Biotopi: utili per ricreare la complessità strutturale di piccoli corsi d’acqua forestali e per creare barriere visive e rifugi. La loro funzione può essere soprattutto strutturale, anche quando le foglie circostanti si sono già decomposte.
  • Corteccia di catappa (Terminalia catappa) — Provenienza: Asia tropicale e Oceania.
  • Fibra di cocco utilizzata per alcune specie di killifish — Provenienza: materiale vegetale derivato dal cocco, specie originaria dell’area tropicale indo-pacifica. In questo caso il suo impiego è soprattutto pratico, come supporto di deposizione per alcune specie di killifish.

Preparare i botanicals prima di inserirli in acquario

In questi elenchi ho volutamente indicato alcuni botanicals per scopi specifici ed altri come semplici componenti di un allestimento. Non bisogna infatti pensare che qualche foglia sia sufficiente a trasformare qualsiasi acquario in un ambiente fortemente acido e ambrato soprattutto quando l’acqua ha un’elevata capacità tampone (esempio la vasca salmastra di Kryptolebias marmoratus ) dove l’effetto sul pH può essere molto limitato. La quantità di tannini rilasciata dipende dal materiale utilizzato, dalla sua quantità, dal tempo di permanenza e dalle caratteristiche dell’acqua.

Una volta scelto il materiale vegetale, prima di inserirlo in acquario è importante dedicare qualche minuto alla sua preparazione. Non tutti i botanicals richiedono lo stesso trattamento, perché una foglia sottile, una pigna di ontano e un baccello particolarmente duro possono comportarsi in modo molto diverso quando entrano in contatto con l’acqua. Se utilizziamo prodotti venduti appositamente per l’acquariofilia, generalmente è sufficiente controllare le indicazioni del produttore, eliminare eventuali residui di polvere e sciacquare delicatamente il materiale sotto acqua corrente. Nel caso di foglie, pigne e piccoli elementi vegetali già essiccati, non è sempre necessario ricorrere alla lunga bollitura (non lo è quasi mai!): un trattamento troppo energico può accelerare il rilascio delle sostanze contenute nel materiale e modificarne la consistenza, soprattutto quando si tratta di foglie sottili.

La bollitura serve solo in alcune situazioni, per esempio quando vogliamo far affondare più rapidamente una foglia o un elemento vegetale particolarmente galleggiante. È importante, tuttavia, non considerarla una sterilizzazione garantita né una soluzione adatta indistintamente a ogni materiale. Le foglie possono essere scottate brevemente, mentre baccelli duri, capsule e frutti secchi possono richiedere tempi differenti o semplicemente un ammollo prolungato. Se il botanical deve mantenere la propria forma per diventare un rifugio, come nel caso dei baccelli utilizzati con le Tateurndina, conviene evitare trattamenti che possano indebolirlo o deformarlo. L’obiettivo non è sterilizzare ogni elemento naturale, ma introdurre nell’acquario un materiale sicuro!

Per i materiali raccolti direttamente in natura occorre prestare ancora più attenzione. Dopo aver verificato con certezza la specie, bisogna eliminare terra, polvere, insetti e parti deteriorate, scartando tutto ciò che presenta odori anomali, muffe sospette o segni di contaminazione. È preferibile raccogliere materiale già caduto e naturalmente essiccato in luoghi non trattati, lontano da strade trafficate e aree agricole, parchi o nelle zone dove ci possa essere il sospetto di utilizzi di prodotti chimici. Se non conosciamo con sicurezza la pianta o la provenienza del materiale, è meglio non introdurlo in acquario. Se il materiale non è secco possiamo tenerlo in luogo asciutto e/o sotto al sole per velocizzare tale processo.

Prima di inserire un nuovo botanical, può essere utile lasciarlo in ammollo in un contenitore pulito con acqua, osservando se galleggia, se rilascia molto colore e se modifica rapidamente la propria consistenza. Questo passaggio permette anche di capire quanto tempo potrebbe impiegare ad affondare e se tende a rilasciare una quantità di sostanze organiche maggiore rispetto a quella che desideriamo introdurre nella vasca.

Una volta preparato, il botanical va introdotto gradualmente. Non è necessario riempire subito il fondo di foglie e baccelli per ottenere un effetto naturale. Spesso è più utile iniziare con pochi elementi, osservare come reagiscono i pesci e controllare nei giorni successivi l’eventuale accumulo di residui, la limpidezza dell’acqua e le condizioni generali dell’acquario. Con il tempo si impara a riconoscere quali materiali mantengono la propria struttura più a lungo, quali si degradano rapidamente e quali vengono utilizzati maggiormente dagli abitanti della vasca. Anche la decomposizione fa parte del processo, ma non significa che tutto debba essere lasciato nell’acquario senza controllo: se il materiale diventa molle, si sfalda eccessivamente, produce odori sgradevoli o si accumula in quantità tale da compromettere la qualità dell’acqua, è opportuno rimuoverlo.

I botanicals “accessori naturali” che possono unire l’utile al bello!

Scopri di più da ≋≋≋ACQUARIOFILO.NET≋≋≋

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere