Cibo vivo

L’allevamento della Dafnia: come la faccio io

La Dafnia (Daphniidae), rappresenta una fonte alimentare importante in acquariofilia, soprattutto nella fase giovanile dei pesci. L’elevata capacità riproduttiva della specie, l’alta digeribilità e il profilo nutrizionale bilanciato rende l’organismo ideale per l’alimentazione dei nostri pinnuti. In questo articolo vi spiego la tecnica che da anni utilizzo nella gestione e l’allevamento della Dafnia con un particolare focus sul controllo dei parametri ambientali, la biologia, nutrizione e gestione della popolazione per ottimizzare la produzione e la qualità dell’alimento.

Daphnia magna

L’uso di Dafnia viva stimola i pesci a comportamenti naturali di predazione e migliora l’assimilazione dei nutrienti inoltre, la sua produzione a bassissimo costo, riduce la dipendenza dalle alternative commerciali secche, congelate e liofilizzate contribuendo attivamente alla sostenibilità economica del nostro hobby.

É utilizzata come indicatore biologico per il monitoraggio della tossicità degli ambienti acquatici. Pur dimostrando una bassa tolleranza alla salinità (fino a 6.6 g/L) ha un alto adattamento biologico che le permette di vivere e riprodursi in vari ambienti acquatici. La sua stessa vita è indice di salubrità dell’acqua di allevamento e dunque un indice di basso rischio per l’acquariofilo di introdurre “cibo vivo contaminato” in acquario: un vantaggio rispetto all’utilizzo di tubifex e Grindal che spesso richiedono un lungo periodo di depurazione della coltura prima di essere somministrati ai pesci. L’allevamento può avvenire in semplici contenitori a volume variabile; è sempre consigliabile utilizzarne diversi posizionati in zone più o meno esposte alla luce; io, ad esempio, utilizzo 4 secchi o più da 30 litri e un vecchio acquario da 100 Litri, raccolgo quasi giornalmente le dafnie controllando sempre la massa nei contenitori ad evitare il sovraffollamento e per mantenere la popolazione in fase di crescita attiva. Alcuni contenitori d’acqua esposti alla luce diretta dovranno sempre sempre disponibili per trasferire le dafnie e/o produrre alghe come nutrimento ai contenitori di allevamento

Il ciclo vitale delle Dafnie (Daphnia spp.) è particolarmente interessante, adattabile alle nostre esigenze ed è basato principalmente sulla riproduzione partenogenetica (asessuata) in condizioni favorevoli, con un passaggio alla riproduzione sessuata in situazioni di stress.

La riproduzione partenogenetica avviene quando le condizioni sono favorevoli: in primavera-estate quando le temperature si avvicinano ai 20°C e in condizioni di buona disponibilità di cibo (fitoplancton, batteri, detriti organici). Le femmine producono uova diploidi (con intero cromosoma) senza fecondazione (solitamente da 6 a 40, fino a 100 o più in Daphnia magna) in condizioni ottimali si sviluppano nella camera di incubazione che è quel marsupio dorsale sotto il carapace. La schiusa avviene in 1-3 giorni; i neonati (che somigliano già a miniature degli adulti) restano nella camera per altri 2-3 giorni, nutriti dalla madre e vengono rilasciati durante la muta della stessa. In 6-10 giorni, dopo alcune mute (a seconda della specie) anche i piccoli raggiungono la maturità sessuale ripetendo in centinaia il ciclo vitale.

In condizioni biologiche favorevoli una femmina può produrre una nuova covata ogni 3-4 giorni permettendo una crescita esponenziale della popolazione di femmine geneticamente simili alla madre con una vita media di 40-50 giorni alla temperatura di 18-22°C. Quando le temperature si innalzano la vita media si accorcia ma le dafnie si riproducono più velocemente mentre quando si abbassano e temperature la vita media si allunga ma si riproducono meno.

Un esempio di evidente Dafnia con efippio

Quando le condizioni sono sfavorevoli per scarsità di cibo, sovraffollamento, bassa temperatura, predatori o altro… le femmine producono maschi solitamente più piccoli che si accoppiano fecondando le uova (efippi) che sono uova cosiddette “di resistenza” racchiuse in una struttura protettiva scura.
Queste uova entrano in diapausa: uno stato di sospensione vitale che permette loro di resistere al gelo, l’essiccamento e le condizioni estreme.
Con il ritorno di condizioni favorevoli (luce, temperatura e nutrimento), le uova schiudono liberando femmine che riavviano il ciclo partenogenetico permettendo alle Dafnie di colonizzare rapidamente ambienti favorevoli. Per tale motivo non bisogna mai sifonare il fondo dei contenitori di allevamento e/o rimuovere la fanghiglia dal fondo a meno che non si preparino altri contenitori durante il periodo di riproduzione partenogenica.

Importante è dunque mantenere la coltura ad una temperatura di 18-22°C più o meno esposta alla luce e fornire una buona aerazione leggera tenendo la superficie dell’acqua fino al bordo o quasi. Nel caso ci sia poco cibo si può fornire loro lievito, infusori o microalghe provenienti da altri contenitori esposti al sole ma è importante evitare di sovralimentare e favorire la riproduzione asessuata continua. Contenitori piccoli come secchi sono utilissimi perchè possono essere facilmente spostati in zone più all’ombra in estate e in zone molto esposte al sole in autunno-inverno.

Un acquario da 100 litri dedicato all’allevamento

Allevo delle dafnie di cui non conosco esattamente la specie (probabilmente D. Pulex), pescate in una comune “padula”: zona di campagna che durante i periodi di pioggia si allaga per alcune settimane. Con alcune bottiglie e un semplice retino a maglie sottili si possono facilmente pescare. Tutte le dafnie sono “uguali” ma allevare una specie autoctona offre il vantaggio di possedere una specie che pur riproducendosi meno è disponibile per molti mesi all’anno rispetto ad altre.

Una semplice osservazione dopo la raccolta fornisce un’indicazione esatta dello stato vitale della nostra coltura

Un buon allevamento inizia lasciando decantare all’aperto l’acqua dei nostri acquari e/o acqua di rubinetto in modo da favorire lo sviluppo di microrganismi e alghe. Avere pazienza in questa fase permette oltremodo di fare esperienza sul controllo alle condizioni ambientali a cui sarano sottoposti i futuri contenitori di allevamento che non dovranno essere eccessivamente esposti al sole diretto, specie in estate dove le temperature potrebbero surriscaldare eccessivamente l’acqua, ne troppo all’ombra riducendo lo sviluppo di alghe. A seconda della latitudine e della stagione ci si può regolare in anticipo sul dove e come posizionare i contenitori. I miei secchi di allevamento ricevono circa 3-4 ore di sole diretto ma alcuni, specie in estate, li ho posizionati all’ombra ad evitare escursioni termiche elevate. La temperatura ideale di allevamento è 18-22°C ma è possibile ottenere produzioni abbondanti anche discostandosi molto da questo parametro specialmente se siamo in grado di pescare le dafnie nostrane negli acquitrini locali. La Daphnia è ampiamente diffusa in Italia, popolando laghi, stagni, ruscelli e fiumi dal livello del mare fino a 1800 metri di quota una piccola escursione in un acquitrino locale può essere una buona soluzione per ottenere una specie che meglio si adatta alle nostre latitudini. Per curiosità vi posto un elenco delle specie più frequenti sul nostro territorio e talvolta più utili di D. magna perchè di dimensioni più piccole anche se Daphnia magna ha la capacità di produrre molte più uova:

  • Daphnia magna: È la specie più grande (3.0 – 5.0 mm) ed è ampiamente distribuita in tutta l’Eurasia, Italia inclusa. È comune in acque stagnanti e molto utilizzata nei laboratori italiani per test di tossicità.
  • Daphnia pulex: Conosciuta come la “pulce d’acqua dolce” per eccellenza, è onnipresente in stagni e pozze. È famosa per il suo vasto patrimonio genetico con dimensioni medie di 2.0 – 3.5 mm
  • Daphnia longispina: Una delle specie più comuni nei laghi alpini, appenninici e della Sardegna. È una componente chiave del plancton in bacini come il Lago Santo Parmense o i laghi della Val Bognanco. Ha una forma allungata ed è grande circa 1.5 – 2.5 mm
  • Daphnia cucullata: Tipica dei laghi del Nord e Centro Italia (es. Lago di Nemi), è nota per la sua capacità di cambiare forma stagionalmente (ciclomorfosi). Grande 0.8 – 1.5 mm
  • Daphnia hyalina: Spesso presente nei grandi laghi del Varese, di Como e prealpini, frequentemente in associazione o ibridazione con D. galeata. Trasparenti e grandi 1.2 – 2.3 mm
  • Daphnia chevreuxi (2.0 e 3.0 mm) e Daphnia atkinsoni (2.5 e 4.0 mm) in In Sicilia e a Malta insieme ad altre 12 specie.
  • Daphnia ambigua e Daphnia parvula, introdotte probabilmente dal Nord America e considerate specie aliene nel nostro territorio. La prima dalle dimensioni ridottissime 0.5 – 1.0 mm e 0.6 – 1.2 mm la seconda

Le Dafnie si nutrono prevalentemente di microalghe e batteri che si sviluppano naturalmente o che si formano nei contenitori di allevamento. Lo sviluppo biologico naturale di questi nutrimenti garantiscono già di per se un apporto bilanciato di proteine, lipidi e carotenoidi. La Dafnia che beneficia di questi nutrienti naturali offre già da se un profilo nutrizionale ricco di proteine (circa il 50% del peso secco), acidi grassi polinsaturi essenziali (PUFA), vitamine e minerali. Integrare con i lieviti per migliorare la produttività e la qualità nutrizionale delle Dafnie può essere importante ma non occorre eccedere per evitare di abbassare il pH dell’acqua. Stesso dicasi con l’eccesso della densità algale nei contenitori di allevamento per evitare fenomeni di carenza di ossigeno.

L’allevamento di Dafnia rappresenta una strategia efficace e sostenibile per fornire un alimento vivo di alta qualità nell’allevamento di pesci. La padronanza dei parametri ambientali, della nutrizione e della gestione delle popolazioni consente di massimizzare la produttività e migliorare le performance alimentari delle specie ittiche.

Dafnia insieme a larve di zanzara appena raccolte e pronte per essere date in pasto ai pesci.

La gestione della cultura è semplice e può essere fatta attraverso le semplici osservazioni durante la raccolta. Controllare le uova delle dafnie con una lente di ingrandimento o semplicemente ad occhio nudo può darci indicazione se le condizioni stanno per diventare sfavorevoli e le dafnie iniziano a produrre efippi. In questo caso occorre migliorare le condizioni ambientali o arricchire la coltura con lieviti e/o versare altre alghe o ridistribuirle in nuovi contenitori; c’è chi arricchisce le dafnie con multivitaminici, alga spirulina per aumentarne il potere nutritivo, di solito, evito di compromettere l’equilibrio che si crea nei contenitori ma apprescindere se vogliamo o meno arricchire le nostre dafnie sconsiglio di farlo in tutti i contenitori. Solo quando la densità è bassa aggiungo un pizzico di lievito o qualche goccia di latte.

Evitate di imitare chi pubblica sui social bicchieroni di lievito o altre poltiglie; piuttosto tenete sempre qualche nuovo contenitore disponibile per trasferirle in ambienti migliori. In pochi mesi di allevamento e con operazioni più semplici a farsi che a dirsi si possono alimentare decine di vasche ogni giorno non soltanto con dafnie ma anche con larve di zanzara e altri microrganismi che si sviluppano nei contenitori. Allevare la dafnia aiuta la lotta biologica alle zanzare che diverranno anch’esse un ghiotto nutrimento per i pesci ed insieme ad esse ciclops ed altre larve di insetti.

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